Breath Bird, Twitter con un soffio

Un vero social netvork, per essere tale, deve poter essere usato da tutti. Anche dai portatori di handicap che non possono utilizzare una tastiera e che hanno difficoltà con la comunicazione verbale.

Un lodevole passo incontro a questi ultimi lo ha fatto Techfirm, azienda sviluppatrice di software giapponese, che ha realizzato un’app esclusivamente per iPad – per ora solo in lingua inglese e giapponese – che pensa proprio a loro.

Si chiama Breath Bird e il nome è azzeccato, perché permette di utilizzare Twitter con un respiro. Anzi, con un soffio. Una volta avviata l’app, nella parte sinistra viene visualizzata una normale interfaccia con gli updates di Twitter. A destra invece c’è l’interfaccia di Breath Bird, con una tastiera molto particolare: infatti le varie file di tasti si illuminano ciclicamente in automatico e all’utente basta soffiare verso l’iPad quando si evidenzia la fila contenente la lettera da usare.
Una volta scelta la fila, solo questa rimane visibile e ad illuminarsi sono, una per volta, le singole lettere che la compongono. Quando si illumina la lettera giusta, basta un soffio per inserirla nel tweet.


Un procedimento abbastanza lungo, che si adatta più a un social come Twitter, basato sugli short messages, piuttosto che a uno come Facebook et similia. Ad ogni modo, un grande passo avanti per abbattere – in maniera creativa – il digital gap tra disabili e normodotati.

Fonte: Repubblica

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2 risposte a Breath Bird, Twitter con un soffio

  1. Maria Silvia Sanna ha detto:

    Interessante, ma diventa veramente usabile se anche il resto delle applicazioni presenti sul telefono (o, almeno, quelle principali) usa questo sistema (o simili), altrimenti rischia di essere un bel gioco all’interno di un aggeggio maledettamente complicato.

    • faberdep ha detto:

      Concordo. Infatti è un buon inizio da cui le aziende sviluppatrici di software possono/debbono prendere spunto. Sarebbe ottimo se anche Google e Apple, per fare i due nomi principali, incentivassero di più lo sviluppo di questo tipo di app, stimolando anche la ricerca di modalità di interazione ancora più semplici di questa (che è un po’ macchinosa, a dire il vero).

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