Superette e i testimonial inconsapevoli

Oggi apriamo con una geniale quanto rischiosa campagna guerrilla di Superette, brand di una catena di abbigliamento, che ha sfruttato come testimonial delle ignare donne ad Auckland (Nuova Zelanda).

Come? In un modo tanto semplice quanto – passatemi il termine – subdolo. I creativi dell’agenzia neozelandese DBB, ideatrice di questa campagna, hanno pensato bene di sostituire una delle normali travi di legno di alcune panchine poste alle fermate degli autobus, con una con caratteri a rilievo, posta lì a mo’ di timbro. Gli stampi si trovavano ovviamente nelle zone strategiche e di passaggio, su panchine ad alto tasso di frequentazione.In questo modo, qualunque donna che indossasse degli shorts si fosse seduta lì, si sarebbe ritrovata poi “marchiata” con un messaggio che pubblicizzava gli shorts Superette: “Short Shorts on sale. Superette”. Diventando così testimonial inconsapevole, e soprattutto gratuito, del brand.

Sicuramente una tale azione di marketing è destinata a dividere l’opinione pubblica tra chi propende per la genialità della trovata e chi invece stigmatizza la sua invadenza e scorrettezza. Evidentemente per Superette l’importante è che se ne parli.

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