Broadcastr: la nuova frontiera del social network

Se ne fa un gran parlare in questi giorni, lo definiscono “un incontro tra Foursquare e un’audioguida fai-da-te”, è di sicuro una novità assoluta per le sue innovative caratteristiche e potrebbe segnare una svolta nel campo dei social network: è Broadcastr, servizio aperto una settimana fa dalla omonima startup di San Francisco.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta: è una rivoluzionaria piattaforma di social storytelling che consente agli utenti di registrare, ascoltare e condividere storie sotto forma di messaggi vocali. Le clip audio vengono associate a luoghi reali e pubblicate dagli utilizzatori su una mappa interattiva. Esperienze di vita, eventi accaduti in un determinato luogo, consigli di ogni genere, pensieri personali, aneddoti su posti o luoghi in cui si è vissuto, persino delle guide turistiche fai-da-te: tutto questo a disposizione degli utenti di questo servizio. Basta registrare il proprio contenuto audio, della durata massima di 3 minuti a clip – in una logica di aggiornamento flash preciso e puntuale e non di ridondante soliloquio – e pubblicarlo direttamente su una una mappa interattiva globale. I contenuti generati dagli utenti sono fruibili su piattaforma Web, mediante l’apposita app iPhone oppure Android, seguendo diversi criteri, dalla location ai tag di genere, inseriti dagli stessi utenti al momento dell’upload.

Siamo dunque nel pieno dello User Generated Content a 360 gradi, un crowdsourcing creativo che fa sì che siano gli utenti a produrre e catalogare i contenuti che animano la piattaforma. Ma Broadcastr rappresenta anche la nuova frontiera del social network, poichè è organizzato come tale e permette agli utenti di avere degli amici, di seguire specifici utenti, di creare delle playlist e di condividere i propri e altrui segmenti audio su Facebook e Twitter. La peculiarità rispetto ai “fratelli” più celebri è proprio l’uso della voce come strumento di creazione e condivisione, aspetto che mai era stato esplorato pienamente finora e che invece ora potrebbe prendere piede. Basti vedere anche l’avvento (poco più di un mese fa) di Blaving, un “Twitter audio” ancora in versione Beta.

La carta vincente, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere proprio quella maggiore personalizzazione, direi quasi intimità, che si può raggiungere con l’utilizzo della propria voce come strumento di narrazione (invece del solito testo scritto) e come contenuto di utilità per altri internauti. Infatti i fondatori stanno usando proprio questa sua caratteristica distintiva per lanciare sul mercato Broadcastr. Con questo semplice e diretto claim: “We tweet. We blog. We YouTube. We connect on Facebook. What about our voices?

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