Facebook sotto accusa per la privacy

Da molto tempo non si fa che parlare di privacy, per quanto riguarda i social media. E’ di pochi giorni fa la polemica sull’oramai famoso file di Apple che tiene traccia della geolocalizzazione degli utenti di iPhone e iPad, di cui vi ho parlato qui e qui.
Ora scoppia un’altra polemica, una delle tante a dir la verità, ma questa sembra poter lasciare un segno indelebile sulla credibilità e sulla sicurezza dei social network. La polemica in questione riguarda – come dubitarne – Facebook, ovvero il più famoso dei social.

Tutto nasce da un’indagine della società di sicurezza informatica Symantec Corp, la quale ha scoperto che il social network di Zuckerberg per anni ha involontariamente fornito alle società di e-commerce l’accesso a tutti i dati personali degli iscritti, il che vuol dire al profilo, ai messaggi, alle foto e persino ai profili degli amici. Questo, secondo Symantec, succede dal lontano 2007, ovvero da quando Facebook ha consentito ai suoi abbonati di accedere ad applicazioni – giochi, siti di informazione e di servizi, ecc. – gestite da società terze. Senza rendersi conto però, almeno così sembrerebbe, di dare a queste ultime le chiavi d’accesso ai profili degli abbonati stessi, i cosiddetti “token”.
Le stime prodotte da Symantec sono preoccupanti: per 4 anni, sarebbero circa 100.000 le applicazioni che hanno distribuito in giro tokens, anche se molte delle società di servizi non si sarebbero nemmeno accorte del “potere” che era stato loro concesso.
Una clamorosa invasione della privacy – ben più grave di quella che perpetua Apple con i suoi file geolocalizzanti – per la quale Facebook, secondo dichiarazioni ufficiali, avrebbe predisposto delle contromisure. Inoltre, la società di Zuckerberg ha dichiarato di aver svolto un’indagine interna, a seguito della quale è emerso che i dati personali degli abbonati non sono stati usati impropriamente da società terze, poichè queste sono obbligate contrattualmente a non farlo.

Restano ad ogni modo sconcerto e preoccupazione riguardo il trattamento dei dati e il rispetto della privacy degli utenti da parte di aziende che come Facebook operano su Internet. Tutto questo potrebbe portare a una complessiva sfiducia nei confronti di queste aziende e ad una contrazione generale del traffico sulla Rete, perlomeno sui social network.

Fonte: Il Sole 24ore

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